Errare humanum est, perseverare diabolicus.
Così la pensavano i Latini, e di certo non si può dire che avessero torto. Può capitare a tutti di sbagliare, almeno una volta nella vita, perché l’errore è nell’ordine naturale delle cose. Il Creatore ci ha plasmati a sua immagine e somiglianza ma, ahimé, non ci ha dato il dono della perfezione…
Spesso si sbaglia e, come si dice, sbagliando… si impara, si fa esperienza, per non ricadere, appunto, nell’errore.
Sarà… ma qui si PERSEVERA nell’errore e ho tanta paura che questo sia dettato dall’IGNORANZA , nella sua accezione etimologica letterale.
"Cuiusvis est errare: nullius nisi insipientis, in errore perseverare" ("è cosa comune l’errare; è solo dell’ignorante perseverare nell'errore")(Cicerone).
E poi mi accorgo che c’è pure un’aggravante : LA SUPERBIA (o presunzione ; chiamatela come Vi pare).
Humanum fuit errare, diabolicum est per animositatem in errore manere ("cadere nell'errore è stato proprio dell'uomo, ma è diabolico insistere nell'errore per superbia")(Sant’ Agostino di Ippona – Sermones 164,14).
Il significato è chiaro: siamo esseri umani, e l'errore capita. Questo, però, non deve essere un'attenuante per giustificare la trascuratezza, ma un invito ad imparare dall'esperienza per ridurre il numero di errori commessi.
PER FAVORE QUALCUNO SI PRENDA LA RESPONSABILITà DI CAMBIARE!
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